Territorio

Smrt fašizmu, sloboda narodu!







martedì 16 novembre 2010

Italiani brava gente

Salire su una gru e restare 16 giorni sotto acqua e freddo in uno spazio ristretto oppure seduti con le gambe ciondoloni nel vuoto a 20 metri di altezza.

Guardiamo lo schermo e non percepiamo la differenza tra l'isola, la casa, il palco e la gru. Il frullato di immagini riduce ai minimi termini la disperazione dei sei migranti, la stecca cantando, il passo sbagliato ballando, il litigio decerebrato.
Trovo il minimo comune denominatore, divido, moltiplico e mi ritrovo in mezzo alla nebbia.

Gli ultimi 4 giovani sono scesi dalla gru a Brescia, con buona pace di quelli che avrebbero voluto farli scendere "CON OGNI MEZZO" (mi chiedo se avrebbero anche fatto saltare la gru all'occorrenza...sicuramente no perchè la gru costa soldi, altrimenti ci si poteva pensare....).

Hanno salva la vita (per ora).
Che dio li accompagni in percorsi e accoglienze migliori.

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lunedì 15 novembre 2010

sabato 13 novembre 2010

del lavoro, delle parole e della vita in genere

Appartengo a quella categoria di persone che ogni giorno viene spremuto come un limone sul mercato del lavoro in nome della produttività, della competitività, della globalizzazione. Lavoro con la tastiera del PC e sono un privilegiato rispetto ad altri, eppure il livello di stress e di pressione è tale che, certe sere, quando arrivo a casa, non ho nemmeno voglia di parlare, non ascolto nessuno e se posso mi infilo a letto alle nove.
Certi sabati dormo quasi tutto il giorno per recuperare la spremitura settimanale.

Spesso mi chiedo a cosa serve tutto questo e mi rispondo che lo faccio per la mia famiglia, per far studiare i figli, perchè il lavoro che faccio è creativo e mi piace e poi non so fare altro.

Però mi accorgo che tutta questa fatica che faccio, non serve a niente.

Sono organico al sistema, non sto aiutando nessuno a fare alcunchè degno di nota , non contribuisco nemmeno ad aumentare il valore delle azioni del gruppo per cui lavoro, visto che le variazioni sui mercati finanziari dipendono da fattori imponderabili,speculativi, psicologici e casuali che non hano nulla a che fare con il valore reale dell'azienda.

Questo per dire che il sistema economico in cui vivo, lo conosco abbastanza bene e lo vivo sulla mia pelle.

E' da ieri sera che mi tormento dopo aver assisitito all'incontro sul lavoro del post precedente.

Ieri sera me ne sono andato via con una sentimento di tumultuosa incazzatura dentro.
So già che chi mi conosce penserà: "niente di nuovo", eppure questa volta avvverto proprio una lacerazione forte tra le mie aspettative e le parole che ho ascoltato, sempre più incazzandomi a mano a mano che la serata procedeva.

Cosa c'è stato di stonato nell'incontro di ieri?

Nel post precedente, riportavo l'incazzatura a caldo, ma oggi mi rendo conto, sollecitato anche dall'intervento di un lettore anonimo, che c'è qualcosa di più profondo nel mio disagio.

Allora, provo ad analizzare cosa mi ha fatto incazzare.

Prima di tutto l' atteggiamento di "professorialità" da parte dei relatori, come se noi fossimo il popolo da istruire, poi una sorta di rassegnazione che aleggiava nell'aria, una specie di presa d'atto che le cose stanno così e dobbiamo accettarle, come mi dicevano da ragazzo (è così, è sempre stato così e sempre sarà così...e a me mi (si maestra, lo so che non si dice) girano le scatole a sentire queste banalità).

Poi ho visto il trionfo culturale del berlusconismo e del leghismo, nelle parole della rappresentante della CISL (ma, dico io, che cazzo di quote di immigrazione si vuole governare in un paese che non sa nemmeno governare i processi economici più elementari?) e mentre mi aspettavo un moto di indignazione per certe affermazioni, NON ho percepito reazioni degne di nota a parte un bell'intervento di un signore che citando Marx, Leone XIII e Latouche, ha tentato di contrastare, in solitaria, la deriva della moderata signora.

Poi mi ha infastidito il sentire ancora parlare di sviluppo (diversamente declinato in sostenibile o economico che sia) che è ormai di per sè un evidente incongruenza, perchè da un lato sappiamo che non è possibile continuare a crescere all'infinito in un sistema a risorse in numero finito, e dall'altro abbiamo bisogno di crescere per tenere in vita l'elefante economico-consumistico sulla groppa del quale viaggiamo verso il baratro.

Infine la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la proposta fatta quasi vergognandosi da parte della delegata CGIL di rilancio del settore delle costruzioni. Lì proprio mi si sono sfracellate le palle al suolo.

A fronte di queste considerazioni (ecco il disagio che mi percorre da ieri sera), mi chiedo se ho sbagliato strada, se esistono compagni di viaggio, se sono io l 'anomalia destinata a viaggiare ai margini.

Sono troppo vecchio per avere certezze e devo dire che oggi sono più confuso del solito.

X anonimo:
devo rettificare una cosa del post precedente,
Ci sarà una prossima volta e mi farò sentire, a costo di aspettare fino a mezzanotte per avere il microfono.

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Non vinceremo mai

E' come risvegliarsi con un secchio d'acqua tirato sulla faccia, o sul muso, se si vuole essere proprio neri.

Manca il sogno, manca lo slancio. Si gira e si rigira intorno a questioni di piccolo cabotaggio, senza avere la fantasia necessaria per immaginare in grande, per guardare altrove.
Voglio dire che in questo paese, il pensiero unico si trasforma e assume apparenze diverse e contagia tutti.

Il pensiero unico si manifesta in chi continua a sostenere che l'economia è il centro attorno a cui deve ruotare la nostra vita, in chi ci dice che la realtà è questa e che ci dobbiamo adattare.

Stasera una sindacalista CISL (un pezzo grosso) ha sostenuto che a causa della globalizzazione i diritti del lavoro possono essere messi in discussione. Ha sostenuto in pubblico le posizioni di Marchionne, ha sostenuto che gli operai di Pomigliano stanno a casa in malattia per guardare la partita, come il più becero dei destri.
Ma io voglio vedere i dati, non affermazioni generiche cazzo!!! me lo devi dire con dati e date alla mano. Mi devi dire: il giorno tale, c'era la partita tale e l'assenteismo e stato di 10 ,metre normalmente è di 5, atrimenti è solo bla bla bla bla. Qualcuno ha pure applaudito...cazzo!!!

Il pensiero unico si manifesta nella superficialità con cui si trattano certi argomenti e si mischiano le cose.
Stasera una sindacalista della CGIL (un pezzo medio), ha liquidato Latouche, Naomi Klein e Toni Negri mettendoli sullo stesso piano e bollandoli come intellettuali che si fanno lo yoghurt ed estremisti.
Ragiondano allo stesso modo, io dovrei dire che Letta (Enrico), Bersani e Marino, sono tre democristiani.

Il pensiero unico si manifesta nella vacuità di chi non ha mai colpe.
Stasera un consigliere regionale del PD(un pezzo boh), ha sostenuto che la situazione attuale non era prevedibile 2 o 3 anni fa. Ah no? e allora i movimenti che sostenvano che ci saremmo trovati esattamente dove siamo adesso? E se non riesci a immaginare il futuro, è meglio che stai a casa, chè di fare politica non te l'ha ordinato il dottore.

Stasera volevo dire a queste persone che: "produci, consuma, crepa" ha fatto il suo tempo, che non ho pagato la quota del sindacato perchè i soldi sarebbero andati solo ai due sindacati che hanno firmato l'accordo con Marchionne & Marcegaglia escludendo la FIOM, che non siamo pronti al passaggio epocale che ci attende, che siamo culturalmente impreparati e pensiamo ancora che il capitalismo sia l'unica società possibile, che un capitalismo dal volto umano, un po' meno "turbo" di quello attuale, con qualche regola in più è il massimo che riusciamo a pensare, che se si accettano le regole del capitalismo, del mercato e della globalizzazione, non c'è salvezza dalla barbarie, che non sta scritto sulla pietra che l'economia deve essere il centro della nostra vita, che esitono ricercatori che immaginano indicatori diversi dal PIL, indicatori della qualità della vita, del benessere e della felicità individuale (per quanto possibile essere felici ovviamente), che tutto questo nella pratica si traduce in una domanda: "a cosa sono disposto a rinunciare, quali dei miei bisogni veri o supposti posso fare a meno di soddisfare?" e nella messa in pratica della risposta che ci si da.

Ma l'agenda degli interventi si è riempita a discrezione degli organizzatori e ai relatori, piaceva tanto tanto tanto sentirsi parlare e spiegare alle folle e quindi non ne ho avuto la possibilità.

Non sarà per la prossima volta.

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giovedì 11 novembre 2010

Un altro passo

Sono 10 anni che abito in un posto dove sento il campanile di Santomio battere le ore circa un minuto prima di quello di Isola Vic.na, paese limitrofo e praticamente contiguo.
Dieci anni che mi tormento chiedendomi chi dei due ha ragione, se uno dei due ce l'ha o se clamorosamente sbagliano tutti e due.
Questo broccolo, per restare alle simpatiche metafore di qualche giorno fa, nasce dal fatto che dianzi i due campanili hanno battuto, ognuno la propria verità. E mi si è disvelato come per incanto il significato del detto "ascoltare le due campane". Chi l'ha coniato, non era uno che cercava di destreggiarsi tra due visioni diverse dello stesso fatto o concetto o pezzo direaltà, ascoltando le due versioni. Era un povero cristo costretto a vivere in un posto dove non si riesce a mettersi daccordo nemmeno sull'ora giusta.

Un'altro passo verso la idiocrazia.

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domenica 7 novembre 2010

la verità fa ridere

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venerdì 5 novembre 2010

Le parole sono importanti

Sbaglio, sbaglio, si sbaglio pure io a parlare a vanvera, ad usare parole così come fossero decorazioni o tappi per buchi di silenzio imbarazzante.
Le parole sono importanti, perchè?
Perchè hanno un peso, e possono tagliare, coprire, svelare e avanti all'infinito.
Dico "stronzo" e non lo penso, penso "stronzo" ma non lo dico, quale delle 2 è la migliore?
E a cosa servono le parole? Se le uso per spiegare vabendai, ma possono anche aiutarmi ad impormi, a mettere l' interlocutore a tappeto o a far sentire che ho ragione.
Ti aspetti magari la rivelazione, il colpo inatteso di un genio e poi? Ti ritrovi ad ascoltare (si a volte ascolto) prediche e bevaroni di presunta saggezza.

Meglio davvero il bar, dove parli per ordinare e chiaccherare liberamente e mentre lo fai vivi davvero.

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