Territorio

Smrt fašizmu, sloboda narodu!







mercoledì 10 ottobre 2012

Di notte

Resto lì.
Rannicchiato.
 
Nè Consolazione,
nè Luce.

Il tempo incalza.
Porge il conto.

L'uomo che ero non esiste più.

Un bimbo di otto anni.
Non sono io.

Rimangono immagini.
In spazi stretti.

E perdite infinite.
 

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domenica 7 ottobre 2012

o No?

Bisognerebbe ritornare indietro,
che  a ben guardare sarebbe l'unico modo per andare avanti.

Sei arrivato in fondo ad una strada e c'è un muro,
oppure, se preferisci un'altra metafora,
un burrone,
un baratro,
un precipizio,
che ne so io di cosa vedi tu?
io vedo un muro!

Però, siamo daccordo che c'è questo cazzo di ostacolo che ci impedisce di andare avanti,
giusto?

Allora uno dovrebbe fermarsi,
guardarsi attorno,
vedere se c'è un'altra via,
e se non c'è,
tornare indietro fino al punto in cui ha sbagliato direzione.

Lo dico perchè oggi, a pranzo,
parlavamo appunto di questo
 e del rincoglionimento che tuttti ci assale
 come il terribile morbo dell' "armata brancaleone".

E c'era questa ex staffetta partigiana,
uesta donna piccola e magra di ottantanonsoquanti anni.

Va beh, lei è lì di fianco a me e ascolta le cazzate che diciamo.

E le diciamo con difficoltà,
perchè è difficile in un gruppo di persone parlare uno alla volta,
dopo aver ascoltato quello che ha detto l'interlocutore precedente,
perchè siamo abituati a sproloquiare e non a parlare,
oppure ad affermare senza ascoltare,
o proprio a non parlare,
che non è mica stare zitti,
ma dire niente sputando suoni.

Ma  insomma tornando a noi,
la ex staffetta partigiana, sembra quasi disinteressata da tutta la situazione,
ma poi invece
a un certo punto mi fa: "fai bene ad accendere fuochi, nascono belle discussioni".

Figata! O no?

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sabato 6 ottobre 2012

per Bern-Hart

Mia nonna era maestra elementare.

Durante il fascismo,
un brutto giorno,
venne una squadraccia a minacciarla,
perchè  lei, da sempre, iniziava le giornata scolastica
facendo recitare ai bambini il "padrenostro"
invece che il saluto al duce.

Lei rispose con candore che dio era al di sopra del duce.

Avendo io sempre avuto in spregio sia dio che il duce,
ci misi molti anni a capire il coraggio, o la pazzia,  che guidò la risposta della nonna.
 

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giovedì 4 ottobre 2012

il mondo 2.0

Emozioni indotte,
esposte come seppie sul ghiaccio
al banco del pesce.

Incarta e paga.

In breve tempo,
rimane soltanto
la puzza molliccia.

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Tre storie

Profumo di terra e di legno.
Sono lì: gambo bianco e cappello marrone.
La condensa del mattino mi bagna le scarpe,
mentre taglio i gambi che spuntano dal ceppo
dell'albera caduta
durante una bufera,
qualche tempo fa.

Ogni mese, secco permettendo,
ributtano.
Col cambio di luna,
a volte due in un mese.

Mentre metto i pioppini nel cesto.
penso al giorno che mi attende,
a chi dovrò incontrare,
agli sguardi vuoti,
alle banalità,
all'ipocrisia,
alle frasi fatte,
alle manipolazioni,
alle mani in tasca.

Torno verso casa,
appoggio il cesto coi funghi.
Mi guardo allo specchio.
Mi guardo le mani.
Spengo i pensieri.

Fra dodici ore
o dodici minuti
o secondi
sarò di nuovo qui
a guardarmi le mani
davanti a uno specchio.

Nel frattempo niente di vero sarà accaduto davvero.

E questa è la terza storia.
 

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martedì 2 ottobre 2012

G.

E mi ricordo anche dell'odore acre di chi non si lava, perchè l'acqua si prendeva alla fontana in due secchi di rame, uno per lavare e uno per bere e cucinare, e si mettevano sotto il lavello di pietra chè il marmo è un lusso che non ti puoi permettere lavorando al Pignone con sei figli da mantenere e la moglie quasi sempre ciucca.

E quando venivo a casa tua mi sedevo a fatica, e bevevo un bicchiere d'acqua, schizzinoso, perchè la casa era proprio sporca e c'era sempre questo odore di gente che caca nella latrina troppo vicina a casa, che oggi l'asistente sociale ti darebbe in affido te e tutti i tuoi fratelli e sorelle, ed era l'Italia di 40 anni fa, mica le favelas Brasiliane.

E anche io fui a rischio, anche se casa mia era pulita, e il cesso era distante da casa e l'odore non c'era, ma poi la nonna pagò l'ufficiale sanitario per chiudere un occhio. E lui lo chiuse e restammo in quella casa e  il nonno costruì un bagno con la vasca e il docciatore che pareva un telefono e i vicini vennero a vederlo.

Beh si, mi ricordo che nevicava e io avevo una slitta, di ferro e plastica gialla, e andammo insieme in cima a quel prato e ci lanciammo in due io davanti e tu dietro e filavamo come treni e poi ci scambiammo di posto, e mi ricordo il tuo passamontagna blu, impregnato di quell'odore che c'era sempre a casa tua, appunto.

E fu proprio per quell'odore e per la tua famiglia disprezzata dal mondo e per la mia differenza da te che decisi che saremmo diventati amici.

 

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Prima repubblica, seconda, terza e tutto il mondo

Mentre l'impero crolla, vigliacchi, infami, ladri, sfruttatori, criminali e puttane cercano il massimo godimento.
Brillano per un po' e poi si spengono come lumini nella merda.

Io, ho preso appunti.
Mi ricordo.

 

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