Mio nonno fu preso a Gorizia nel 43.
Gli dissero che lo avrebbero riportato a casa e lui salì sul treno.
Si ritrovò a Danzica, in Polonia, in campo di concentramento.
Non parlava quasi mai di quel periodo.
Mi raccontò delle patate rubate nei campi di notte
e bollite con i fili elettrici immersi in secchi d'acqua,
di quando lo scoprirono al rientro dalla razzia
e in ginocchio chiese pietà con la pistola puntata alla testa,
della volta che cadde in una forra fuggendo
e si aggrappò ai rovi con tutte le sue forze
(e giuro che ripensando al dolore delle spine piantate nelle mani, rideva),
di come partì a piedi con altri compagni,
alla fine della guerra,
per tornare a casa.
Dal mar Baltico a piedi con cinque compagni.
Quando si imbatterono in uno zuccherificio bombardato,
si riempirono la pancia a più non posso.
Si addormentarono e quando lui si svegliò,
la lingua gonfia e una sete terribile,
era l'unico vivo.
Mi raccontò di un camion su cui non volle salire,
e di come vide i cadaveri di coloro che erano invece montati
sul cassone.
Tornò a casa per trovare la moglie e una figlia morte di tifo.
Gli rimaneva una figlia piccola.
Non era il mio nonno vero.
Sposò sua cognata vedova con quattro figli piccoli:
la madre di mia madre,
Di due famiglie disastrate, ne fecero una.
Adesso che lui non c'è più,
sento il bisogno di lasciare una testimonianza
del suo passaggio su questa terra.
Si chiamava Egidio.
Era mio nonno.
Gli dissero che lo avrebbero riportato a casa e lui salì sul treno.
Si ritrovò a Danzica, in Polonia, in campo di concentramento.
Non parlava quasi mai di quel periodo.
Mi raccontò delle patate rubate nei campi di notte
e bollite con i fili elettrici immersi in secchi d'acqua,
di quando lo scoprirono al rientro dalla razzia
e in ginocchio chiese pietà con la pistola puntata alla testa,
della volta che cadde in una forra fuggendo
e si aggrappò ai rovi con tutte le sue forze
(e giuro che ripensando al dolore delle spine piantate nelle mani, rideva),
di come partì a piedi con altri compagni,
alla fine della guerra,
per tornare a casa.
Dal mar Baltico a piedi con cinque compagni.
Quando si imbatterono in uno zuccherificio bombardato,
si riempirono la pancia a più non posso.
Si addormentarono e quando lui si svegliò,
la lingua gonfia e una sete terribile,
era l'unico vivo.
Mi raccontò di un camion su cui non volle salire,
e di come vide i cadaveri di coloro che erano invece montati
sul cassone.
Tornò a casa per trovare la moglie e una figlia morte di tifo.
Gli rimaneva una figlia piccola.
Non era il mio nonno vero.
Sposò sua cognata vedova con quattro figli piccoli:
la madre di mia madre,
Di due famiglie disastrate, ne fecero una.
Adesso che lui non c'è più,
sento il bisogno di lasciare una testimonianza
del suo passaggio su questa terra.
Si chiamava Egidio.
Era mio nonno.